Depistare la propria squadra di soccorso (Connemara 3°giorno)

Hai deciso di dare una seconda chance a Jessica Fletcher. Forse le si era bucata una gomma della bicicletta, oppure ha dovuto risolvere un omicidio improvviso.

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Bau bau baby (Galway – Connemara 2°giorno)

La prima volta che sei stata in Irlanda avevi 27 anni.

Anche allora avevi completamente sbagliato l’abbigliamento, ma mentre ieri riempivi lo zaino e per le mani ti passava quella felpa improbabile con le coccinelle comprata in fretta e furia proprio durante quel soggiorno e mai più indossata, non ti è venuta evidentemente in mente la ragione di quell’acquisto.

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Un foglio bianco come il latte (Dublino-Galway 1°giorno)

Rompere il ghiaccio con questo foglio bianco come il latte, oggi, al tuo primo giorno di viaggio da sola dopo due anni.
Un viaggio desiderato come quei figli che per anni non arrivano e quando poi te li trovi rannicchiati tra le braccia, non sai nemmeno come afferrarli, tanto è il timore di romperli.

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Hong Kong: il maestro del maestro del mio maestro (21°giorno)

Ni Hao a tutti!
A che ora ci si presenta da un gran maestro di kung fu? Non ne avevo idea, quindi ho fatto il calcolo delle distanze con la metro e alle 14 mi sono presentata alla scuola con in mano il mio presente per Cheung SiKung e sua moglie (SiTai).
Toglietevi dalla mente qualsiasi film in cui avete visto l’allievo arrivare dal maestro dopo aver percorso una lunga scalinata in mezzo alla vegetazione e alla cui cima c’è un tempio. Per il mio incontro con Cheung Sikung dovete piuttosto fare ricorso ad immagini di una China Town all’interno di una metropoli.
Uma Thurman KILL BILL VOLUME 2 di Quentin Tarantino.

Uma Thurman KILL BILL VOLUME 2 di Quentin Tarantino.

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Finalmente ad Hong Kong! – 20° giorno

Ni Hao a tutti!

Ho lasciato il Tropico del Cancro, dove era localizzato il Dinghu Shan, sono scesa di quattro ore a sud, ho superato due dogane e trovato un cielo con delle nuvole bellissime. Lucenti e panciute. Il mio augurale benvenuto ad Hong Kong.

Quando si entra nel Guandong (Canton), già si vedono lineamenti differenti sui visi delle persone; gli occhi si fanno più rotondi, le macchine si guidano non più “contromano” e attraversare la strada diventa finalmente meno pericoloso; infine, si iniziano a vedere dei caschi sulla testa dei motociclisti e trovare piatti vegetariani diventa sempre più difficile. C’è meno l’abitudine a sputare a terra.

 

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Giannina dorme.

Giannina dorme alla Certosa su di una poltrona che potrebbe essere la mia.
Una poltrona per me così bella che prima mi sono accorta della poltrona e poi di Giannina.

Giannina dorme o forse è solo immobile e fissa il vuoto con gli occhi socchiusi.
Lo fissa mentre si sta chiedendo il perché del suo trovarsi lì, in quel cortile, da più di duecento anni. Tutti gli altri sono in piedi o sdraiati, mentre lei è l’unica seduta.

Lei, con quel diminutivo datole probabilmente per le sue sembianze di bambina.
Lei, le cui vesti lasciano immaginare una cura molto sviluppata per i dettagli.
La sua poltrona, che con i particolari dei suoi abiti, crea un tutt’uno armonico e allo stesso tempo commovente. I fiocchi. I colletti. La copertina traforata.

Quando l’ho vista io – Giannina – aveva un fiore appoggiato al petto.
Un fiore oramai appassito, ma così personale che ha tolto il coraggio di sostituirlo.
I suoi occhi fissavano il vuoto, la sua testa era altrove, ma il suo ventre sembrava ancora fertile.
Le mani di Giannina infatti formavano una conca e il suo ventre si era riempito d’acqua piovana.

In quel momento, davanti a me, la pietra è divenuta carne.
Giannina è diventata tante cose.
Io continuavo a pensarla carne.
Probabilmente un pensiero contrario a quello di chi ha voluto trasformare quella carne in pietra.
Di chi ha provato un dolore e una compassione sconfinata,
tale da non sentirsela nemmeno di chiedere alla povera Giannina, come ultimo gesto, di scendere dalla sua adorata poltrona.

Io ero come in piedi di fianco a suo padre e mi è venuto spontaneo tenerle la mano.
Entrambi commossi. Entrambi addolorati e disorientati.
Io che volevo chiederle di raccontarmi altro.
Lui che voleva ricordarla esattamente così.

Ho conosciuto Giannina poco tempo fa e con il suo sguardo perso nel vuoto mi ha trafitta a morte. Così sento il bisogno di tornare da lei, come un richiamo, perché ai suoi piedi ho perso un pezzetto di cuore. Quello che riesci a sacrificare solo davanti a uno sconosciuto.
Perché forse non appartiene nemmeno a te stesso.
La pietà verso gli sconfitti dalla sorte. La pietà verso se stessi.

Foto di Anna Katarzyna

Foto di Anna Katarzyna

Nella foresta del DinghuShan – 19° giorno

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Ni Hao a tutti!
Per riuscire a rendere a parole ciò che mi è capitato e ho visto oggi, avrei bisogno di immergervi in una foresta e farvi abituare a tante differenti tonalità di verde. Una volta che i vostri occhi si fossero abituati a quei colori, dovrei mostrarvi il cielo azzurro e poi farvi guardare a terra, dove un tappeto di foglie e di pietre vi indicherebbe il sentiero. Dovrei farvi poi concentrare sul fruscio che fanno le foglie di bamboo quando cadono, sembra sempre che ci sia qualcuno dietro di voi, e potrei fare scendere una vostra mano nell’acqua fresca di un laghetto.

Il tuo inaspettato bisogno di quattordici giorni al mare in agosto

IMAG1567-1Ad un anno dai tuoi 10 giorni al mare in Grecia in agosto (link), ti trovi alle 5:50 del mattino a caricare la tua auto con dell’attrezzatura da campeggio. Hai dormito solo un’ora e venticinque minuti, tra preparativi, cose che avevi posticipato e ti sei trovata a fare all’ultimo secondo e cose che per puro caso (o meglio, per fortuna) ti sei ricordata di dover fare assolutamente. Sono le 5:50 del mattino e tu sei già in ritardo sulla tabella di marcia della tua vacanza.

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Da YangShuo a DinghuShan (18°giorno)

Guangzhou

Ni Hao!
Come è andato il viaggio in pullman?
Il pullman era una sorta di grande camper, con tre file di letti a castello (due attaccate ai finestrini e una centrale) a due piani. Non c’erano delle lenzuola, ma una coperta di pile (ovvero di pail) pesantissima e un cuscino di velluto. In questi momenti ho imparato a mettere da parte la mia ossessione per la pulizia ed è quindi un grande passo avanti di questo viaggio. Come faccio?
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