Depistare la propria squadra di soccorso (Connemara 3°giorno)

Hai deciso di dare una seconda chance a Jessica Fletcher. Forse le si era bucata una gomma della bicicletta, oppure ha dovuto risolvere un omicidio improvviso.

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Bau bau baby (Galway – Connemara 2°giorno)

La prima volta che sei stata in Irlanda avevi 27 anni.

Anche allora avevi completamente sbagliato l’abbigliamento, ma mentre ieri riempivi lo zaino e per le mani ti passava quella felpa improbabile con le coccinelle comprata in fretta e furia proprio durante quel soggiorno e mai più indossata, non ti è venuta evidentemente in mente la ragione di quell’acquisto.

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Un foglio bianco come il latte (Dublino-Galway 1°giorno)

Rompere il ghiaccio con questo foglio bianco come il latte, oggi, al tuo primo giorno di viaggio da sola dopo due anni.
Un viaggio desiderato come quei figli che per anni non arrivano e quando poi te li trovi rannicchiati tra le braccia, non sai nemmeno come afferrarli, tanto è il timore di romperli.

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Giannina dorme.

Giannina dorme alla Certosa su di una poltrona che potrebbe essere la mia.
Una poltrona per me così bella che prima mi sono accorta della poltrona e poi di Giannina.

Giannina dorme o forse è solo immobile e fissa il vuoto con gli occhi socchiusi.
Lo fissa mentre si sta chiedendo il perché del suo trovarsi lì, in quel cortile, da più di duecento anni. Tutti gli altri sono in piedi o sdraiati, mentre lei è l’unica seduta.

Lei, con quel diminutivo datole probabilmente per le sue sembianze di bambina.
Lei, le cui vesti lasciano immaginare una cura molto sviluppata per i dettagli.
La sua poltrona, che con i particolari dei suoi abiti, crea un tutt’uno armonico e allo stesso tempo commovente. I fiocchi. I colletti. La copertina traforata.

Quando l’ho vista io – Giannina – aveva un fiore appoggiato al petto.
Un fiore oramai appassito, ma così personale che ha tolto il coraggio di sostituirlo.
I suoi occhi fissavano il vuoto, la sua testa era altrove, ma il suo ventre sembrava ancora fertile.
Le mani di Giannina infatti formavano una conca e il suo ventre si era riempito d’acqua piovana.

In quel momento, davanti a me, la pietra è divenuta carne.
Giannina è diventata tante cose.
Io continuavo a pensarla carne.
Probabilmente un pensiero contrario a quello di chi ha voluto trasformare quella carne in pietra.
Di chi ha provato un dolore e una compassione sconfinata,
tale da non sentirsela nemmeno di chiedere alla povera Giannina, come ultimo gesto, di scendere dalla sua adorata poltrona.

Io ero come in piedi di fianco a suo padre e mi è venuto spontaneo tenerle la mano.
Entrambi commossi. Entrambi addolorati e disorientati.
Io che volevo chiederle di raccontarmi altro.
Lui che voleva ricordarla esattamente così.

Ho conosciuto Giannina poco tempo fa e con il suo sguardo perso nel vuoto mi ha trafitta a morte. Così sento il bisogno di tornare da lei, come un richiamo, perché ai suoi piedi ho perso un pezzetto di cuore. Quello che riesci a sacrificare solo davanti a uno sconosciuto.
Perché forse non appartiene nemmeno a te stesso.
La pietà verso gli sconfitti dalla sorte. La pietà verso se stessi.

Foto di Anna Katarzyna

Foto di Anna Katarzyna

Il tuo inaspettato bisogno di quattordici giorni al mare in agosto

IMAG1567-1Ad un anno dai tuoi 10 giorni al mare in Grecia in agosto (link), ti trovi alle 5:50 del mattino a caricare la tua auto con dell’attrezzatura da campeggio. Hai dormito solo un’ora e venticinque minuti, tra preparativi, cose che avevi posticipato e ti sei trovata a fare all’ultimo secondo e cose che per puro caso (o meglio, per fortuna) ti sei ricordata di dover fare assolutamente. Sono le 5:50 del mattino e tu sei già in ritardo sulla tabella di marcia della tua vacanza.

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Un viaggio in traghetto o forse una canzone

Amo come è stato colto il movimento dell’acqua, nelle onde. Il suo incresparsi in alcuni fotogrammi e l’amalgamarsi con le cose.
I piedi.
I cerchi.
Il verde di quella natura mischiato al vapore acqueo della mattina presto. Sembra la mia giungla. Continua a leggere

Imparare dalle nuvole

Imparare dalle nuvole che si rincorrono in cielo. E si fermano e poi accelerano spinte solo dal vento. E ancora modificano la loro forma se l’acqua vuole renderle dei rinoceronti o l’aria allungarle fino a trasformarle in libellule. E si adattano. Con la pazienza propria di chi è abituato al farsi e disfarsi nel giro di una tempesta.  Continua a leggere

In realtà la Scozia è il mio inizio (e tu lo sai) – 2° parte

Come ci si riprende da una gloriosa attraversata in bici dell’Isola di Skye lunga 48 Km? E con quale coraggio si procede verso la seconda metà del viaggio, se il rischio di non riuscire ad eguagliare le emozioni della prima parte ti soffia ansiosa sul collo?

Francamente non me lo ricordo. Ricordo solamente che il giorno dopo mi sentivo una specie di eroina epica e l’idea di andare a celebrare la mia impresa al Dunvegan Castle, casa della stirpe McLoed, sì quelli immortali, mi pareva il giusto coronamento. Continua a leggere

(In realtà) la Scozia è il mio inizio (e tu lo sai) – 1°parte

Sei coraggiosa sì, ma forse nemmeno tu hai ben presente cosa possano significare 21 giorni da sola in giro per la Scozia.
Sei una testarda, te lo dice sempre tuo babbo, ma forse questa volta nemmeno lui ha capito quanto tu stia facendo sul serio.
Silenzio. Stai per partire. Continua a leggere