(In realtà) la Scozia è il mio inizio (e tu lo sai) – 1°parte

Sei coraggiosa sì, ma forse nemmeno tu hai ben presente cosa possano significare 21 giorni da sola in giro per la Scozia.
Sei una testarda, te lo dice sempre tuo babbo, ma forse questa volta nemmeno lui ha capito quanto tu stia facendo sul serio.
Silenzio. Stai per partire.
I tuoi amici lavoravano tutti quell’agosto. Come tutti nella romagna costiera, del resto. Tu no. La tua prima estate con le ferie in agosto proprio non te la volevi far scappare e così, l’hai inseguita.
Era il 2006. Era periodo in cui l’allarme attentati era ancora molto presente e pressante. Il giorno prima della tua partenza, puntuale come una sveglia, una bomba è esplosa in UK e così ha avuto inizio la tua prima gloriosa avventura in giro per il mondo.
Il primo scalo ti trattiene 20 ore più del dovuto a Luton e così, a Edimburgo, ci arrivasti di notte.

E di notte sei entrata piano piano nella tua camera da 6, mista maschi e femmine, con la premura di non svegliare nessuno. La mattina seguente però mi svegliarono loro. E che risveglio!
Il tuo primo viaggio da sola. Sei in ostello. Apri gli occhi svegliata da un rumore. Non hai idea di chi ci sia stato in quella stanza con te quella notte, perché tutto era buio e tutti dormivano.

La tua prima mattina in Scozia. Apri gli occhi e capisci che la Scozia non ti ama. La Scozia ti ha letteralmente adottata.
 Hai davanti un vichingo in mutande che ha appena dormito su una coperta di lana di pecora e che ora riavvolge con cura per riporla sopra lo zaino. No, non stai dormendo. Bisbiglia qualcosa a un suo amico, anche lui vichingo, anche lui seminudo, anche lui uno strafigo. E’ evidente che stai sognando di trovarti nel backstage di uno spot di Calvin Klein, ma non è così. Il pizzicotto non sbaglia mai un colpo e quindi fingi di dormire e continui l’osservazione con un interesse antropologico messo a punto 5 anni e finalmente pronto per essere utilizzato.

Gli altri due a destra sono ragazzi spagnoli e incarnano lo stereotipo perfettamente, anche loro seminudi, anche loro strafighi, anche loro probabilmente con un contratto in essere con Calvin. Ora ne hai la certezza. Assopita all’ultimo piano di un letto a castello, hai capito che quello è un comitato di benvenuto e tu oramai non hai più nulla da temere.Edinburgo con il suo Fringe Festival e la creatività scandita da un coro ad ogni angolo, ti ha rassicurata sulla decisione affrettata di partire.

Il Glamis Castle dove hai incontrato il sosia spagnolo di mr.Bean, anche lui in viaggio da solo, ti ha mostrato che uno zaino più alto di te può essere trasportato con disinvoltura (le formiche hanno fatto scuola). E che gli sconosciuti possono anche essere comici e offrirti delle caramelle non avvelenate.
 St.Andrews dove sei stata accolta da un’amica di amici, una ragazza di cuore, ti ha fatto vedere come, in Scozia, un docente universitario possa sfoggiare una chioma rosa senza essere cacciato dal proprio rettore. Il Dunottar Castle a Stonehaven, dove hai capito che non bastano oceani sferzanti e incendi disastrosi a cancellare una bellezza che tutto pervade. Di cui ancora oggi, nonostante gli anni, ne rimani sconvolta. Aberdeen, città da non rivedere mai più, ti ha fatto apprezzare il lungo viaggio in coach (pullman) verso Inverness (LochNess) e l’incontro con il lago. Un caldo benvenuto alla tua nuova paura per i mostri marini lacustri. Si metta in fila. L’attesa sarà lunga.

 Ullapool, un righello bianco di case su una baia. Al tramonto. E fu proprio lì che per la prima volta preferisti (ora faccio basta con questo passato remoto abusato) un gradino e un po’ di vento, alla compagnia di altri viaggiatori muniti di chitarra e cappelli fuori luogo.Edward & Henry Islands. Erba verde che galleggiava sull’acqua. Il molo più malinconico del pianeta, Tarbert. Un po’ di nostalgia di casa mischiata a qualche lacrima di pioggia. Lacrima invisibile che la coppia americana in pensione ha provveduto a spostarti dal viso. Volevano portarti nel loro B&B, preoccupati per il fatto che girassi da sola per la Scozia. Ti hanno offerto un passaggio in taxi, ma poi, memore di tutti i film dell’horrore che hai malauguratamente voluto vedere da piccola e di nascosto, decidi di voler mantenere di loro un bel ricordo e li saluti.  Sei infatti arrivata ad Uig, sull’isola di Skye. Una bicicletta e un obiettivo da raggiungere. Così hai fatto un coast to coast dell’isola per andare a vedere la cascata di Kilt Rock, che sgorga direttamente sull’oceano da un alto trampolino di roccia.

Partendo dall’ostello, passando per delle cime tempestose e ritorno. 48 Km in bici. Mai fatti in vita tua tutti di seguito. Senza allenamento. Una strada senza corsie. Attraversamento libero di pecore. Pecore che fanno le finte per strada. Pecore che decidono di rincorrerti. Pecore padrone dell’universo. Pioggia. Vento. Sole. E così ce l’ho fatta.

Ma siamo solo a metà del viaggio. Nessuno ti aspettava a casa, a parte la tua famiglia che resisteva dal mostrarti ansia e ostentava risposte allegre alle tue telefonate della sera.
Solo tuo padre sembrava spontaneo. Lui che solo 9 mesi prima si era laureato, o meglio, dal giorno della tua laurea si sentiva addosso il tuo titolo di studio. E in quel momento sembrava essere nuovamente godere nell’orgoglio di quel viaggio, tappa dopo tappa. Telefonata dopo telefonata. Con l’entusiasmo dell’esploratore. Con l’entusiasmo di chi non riuscirebbe mai a dirtelo chiaramente che, in fondo, stai in parte realizzando un sogno che era suo.

[Scritto ripensando alla Scozia e ripensando a mio padre. Le foto sono state fatte con una macchina fotografica preistorica, ma a me piacciono.]

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