Le tombe magiche della Contea di Mezzo (Newgrange 14°giorno)

Mi sveglio e, per la prima volta in questo viaggio, un’altra persona dormiva nella mia stanza. Avevo preparato i vestiti la sera prima, in modo tale da non fare troppo rumore, né aver bisogno di accendere la luce. Un raggio di sole filtrava dalla fessura della tenda e così in cinque minuti mi sono preparata. Ci sono persone che si conoscono da una vita ma che mai ti capiterà di vedere in pigiama o di osservarne le abitudini prima di addormentarsi; al contrario, l’ostello ti consente di abbattere facilmente dei muri e fa si che alcuni tabù sociali vengano come “congelati” per il tempo in cui vi rimani alloggiato. E così puoi trovarti a conoscere una ragazza, berci un bicchiere di vino insieme, dormire nella sua stessa stanza, salutandola prima di addormentarti con la consapevolezza che probabilmente non la rivedrai mai più. Addio Cisca.
Esci dall’ostello e ad attenderti, a un metro da te, c’è un chiaro messaggio in codice della tua cara Jessica. Ti ha trovata e vuole che tu lo sappia.

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Ti incammini verso la stazione dei treni con passo sostenuto, lei potrebbe spuntar fuori da un momento all’altro. Unica sosta concessa è il supermercato, dove ti “prepari” un caffè nero bollente e un bombolone da mangiare in treno. Saluti Portrush e il suo luna park costiero. Saluti la causeway e dopo circa un’ora e mezza sei a Belfast.

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Ad attenderti fuori dalla stazione c’è Luca, che tecnicamente non è più uno sconosciuto e ha pure dimostrato di non essere un maniaco sessuale né un assassino. Certo, direte voi, poteva aver esitato per qualche ragione! Ma di solito all’interno di un colloquio di 40 minuti lo capisci se uno è un tipo strano e lui non sembrava esserlo. Anzi, lo trovi molto divertente e provi addirittura a metterlo tu stessa in guardia circa il fatto che la maniaca omicida della situazione potesti essere tu. Però non sei molto credibile nelle vesti della serial killer e lui non ci casca. Piuttosto cerchi di capire se possa essere stato avvicinato nel frattempo dalla Signora in Giallo. Pare di no.

Durante il tragitto gli racconti di Cisca e del tuo stupore nello scoprire che lei non conoscesse Millais né l’Ophelia – la sua opera più famosa – né il resto dei Pre-Raffaelliti. Purtroppo nemmeno Luca pare conoscere Millais, così gli racconti di lui, Elizabeth Siddal e Dante Gabriele Rossetti. Questo è il momento della conversazione in cui senti di potergli raccontare qualcosa che non sa, ma non lo vedi troppo avvinto nella storia, così cambi discorso. Che lo spirito di Millais mi perdoni!

Avendo citato l’Highgate Cemetery di Londra in cui è sepolta Elizabeh Siddal, si è esplicitata la tua passione per i cimiteri nei quali la natura sta riprendendo il sopravvento, così Luca propone una piccola deviazione in un luogo molto interessante: Monasterboice. Ci troviamo nella Contea di Mezzo e quello in cui siamo è il cimitero di un monastero le cui rovine sono ancora visibili. Siamo intorno al quinto secolo d.C. e ciò che di prezioso è rimasto è una torre circolare e delle grandi croci celtiche del 900 d.C. decorate con degli altorilievi. Per te però, la cosa più interessante, rimane l’esplorazione delle tombe e dei loro epitafi.

Durante la tua osservazione delle lapidi vieni colta da un’importante deduzione per la tua giovane carriera in materia di cimiteri: le lapidi precedenti al 1860 circa, hanno un epitaffio avente come incipit “Erected by + il nome della persona in lutto + grado di parentela col defunto + nome del defunto”, le tombe successive al 1860 circa hanno un epitaffio del tipo “In loving memory of + nome del defunto + data e età del defunto ed eventualmente dalla causa + grado di parentela con e nome di chi lo ricorda”. Ovvero, mentre all’inizio veniva soffermata l’attenzione sulla persona che veniva colpita dal lutto, da un certo punto in poi si è iniziato a dare maggiore enfasi sul defunto, ponendone il nome in grande e già nella seconda riga, cosa che trovi più sensata. Devo approfondire meglio questa differenza e capire se esiste qualcosa di scritto a riguardo.

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Arrivate finalmente a Newgrange, il sito archeologico più importante d’Irlanda, ma dovrete aspettare un po’ prima di potervi accedere. Ad ogni modo, vi renderete subito conto di quanto per quel luogo sia ben valsa l’attesa. Davanti a voi, infatti, si manifesta una costruzione estremamente suggestiva.

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Newgrange è un luogo ancora pieno di punti interrogativi. Si sa per certo che risalga all’età della pietra, per la precisione al 3.200 a.C. (il neolitico). È stato costruito 1.000 anni prima di Stonehenge e 500 prima delle piramidi d’Egitto. È sto progettato e edificato da contadini che però avevano conoscenze di ingegneria, geologia, arte e astronomia.

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Osservandone la facciata, si rimane colpiti da due cose: la precisione con cui sono posizionate le pietre, tanto che Luca supponeva fossero state frutto di una ristrutturazione, e le spirali incise sulla pietra posta all’ingresso e il cui significato è ancora sconosciuto. Newgrange sarebbe speciale anche solo visto da fuori. Ma è dentro che se ne apprezza la magia.

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Entrando dobbiamo mantenerci bassi e dobbiamo procedere lateralmente per quanto il corridoio sia stretto. Giunti in fondo si ha l’impressione di essere entrati in una chiesa. Si è percorso infatti un lungo corridoio e si sta procedendo su una pianta a croce latina, con una stanza davanti (come fosse un’abside) e due stanze ai rispettivi lati, destro e sinistro. Sopra di noi il tetto in pietra si elevava fino a sei metri. Una pietra è posta all’apice della “cupola” in funzione di chiusura. Nelle tre stanze sono stati ritrovati resti di ceneri umane e spirali scolpite sulla pietra.

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Pare però che Newgrange non avesse come sua unica funzione quella di sepoltura. Alcune ipotisi la vedono come avente funzione di calendario. Infatti, alle 8.20 delle mattine del solstizio d’inverno, dalla fessura posta sopra la porta d’ingresso, per circa 17 minuti entra uno spiraglio di luce che va direttamente a toccare la stanza posta in quella che io chiamo abside. Ecco.

Eravamo in gruppo ad ascoltare la spiegazione di Evan, la nostra guida, quando a un certo punto lui ha spento la luce e ci siamo trovati nel buio più totale all’interno di questa tomba neolitica. Dal fondo del corridoio è arrivata uno spiraglio di luce che si è fatto largo nei tredici metri e ha creato in noi un silenzio carico di emozione. Io lo sapevo che avrebbero fatto questa simulazione, ma mai avrei pensato ad un momento così emozionante.

Non si sa perché in più parti del mondo si ritrovino i medesimi simboli risalenti all’età della pietra, non si sa come abbiano potuto tramandare determinate conoscenze scientifiche senza conoscere la scrittura, non si sa dove abbiano trovato le competenze. Non si sanno tantissime cose ancora, fatto sta che la magia che questi luoghi emanano sia palpabile e colpisca anche i più scettici.

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Luca ha l’età di tua mamma e come lei non li dimostra affatto. Potrebbe tecnicamente essere mio padre e la cosa me lo ha mostrato assolutamente innocuo. Col senno del poi, questo poteva rivelarsi un clamoroso errore percettivo, ma per fortuna così non è stato. Dare fiducia a uno sconosciuto a volte ripaga.

A presto.

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