Sulla “Spina Dorsale del Drago” (17° giorno)

Villaggio ai piedi delle colline.Ni Hao a tutti!
Stare sulla spina dorsale di un drago verde, dalle sfumature smeraldo e con il vento che per un attimo ti ristora da un sole insistente, è davvero una bellissima esperienza.
E’ stata la prima volta in cui ho riconosciuto, qui, un tentativo di non aggredire il paesaggio da parte dell’uomo. Gli agricoltori hanno dimostrato una maestria incredibile nel progettare queste terrazze di risaie, mais e peperoncini, che seguono la sagoma della montagna e sembra davvero un capolavoro di architettura ambientale e a me ricordano incredibilmente lo stile di Van Gogh.
Il mio incontro casuale si e’ chiamato Ron. Abbiamo preso lo stesso pullman da YangShuo, ma sinceramente con quel cappello da cowboy in cuoio mi stava un po’ antipatico (per la cronaca io giro con un cappello da contadina cinese, molto più chic!). Ho cercato di evitarlo un po’, perché a pelle proprio non mi piaceva, ma essendo gli unici due non-cinesi del gruppo, era inevitabile che finissimo per scambiare due parole. Ebbene sì: ieri ho girato con una guida che sventolava una bandierina triangolare rossa per farsi riconoscere, ma era l’unico modo per andare in quel posto in un giorno solo.

Il paesino che abbiamo visitato ieri, sulle montagne ai piedi della spina dorsale del drago, è famoso perché le sue abitanti si tagliano i capelli solo una volta nella vita, a 18 anni, e poi mai più. C’è tutta una simbologia che lega i capelli alla fertilità. Se una donna ha i capelli legati con un “ciucchino” sulla fronte significa che e’ sposata e ha figli, se li ha legati senza ciucchino significa che non ha figli e se ha un altro tipo di acconciatura significa che è single. Se la giocano tutta sui lineamenti del viso, visto che l’acconciatura è quella per tutte e quella rimane… pensate però che importanza riveste il momento dello scioglimento dei capelli, chissà quanta sensualità e’ nascosta e riconosciuta in quel semplice gesto.

Cappelli, capelli e cowboy

Ci hanno mostrato in una sorta di rappresentazione musicale, quella che è la vita nel villaggio e come avviene un loro matrimonio. E’ stato interessante, peccato però che ti chiedi sempre quanto l’ondata turistica abbia snaturato la loro quotidianeità e quanto poi condizioni le loro vite. Un dato rilevante è che in quel villaggio le donne hanno un ruolo molto importante, la struttura è matriarcale e quindi sono loro le “capofamiglia”. Dopo il musical, come lo chiamo io, ci hanno fatto uscire attraverso un corridoio da loro formato, e ci hanno salutato simpaticamente con un pizzicotto sul sedere. Ero abbastanza senza parole dopo quei 10 pizzicotti sul sedere 😀
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Durante il musical (chiamiamolo così), Ron ha cercato di essere gentile, chiedendo se volevo un po’ di tè offerto che stava girando. Io però ho gentilmente rifiutato non riuscendo a bere e fotografare con le stesse due mani.

Siamo usciti, io controllavo che ci fosse uno con il cappello da cowboy davanti per capire di essere nel gruppo di cinesi giusto, e lui faceva lo stesso. A pranzo però abbiamo dovuto parlare. Cavoli avrei preferito gesticolare in cinese piuttosto che parlare con lui, che aveva l’aria di uno che si stava scocciando tutto il tempo.Ordiniamo. Lui si lamenta del prezzo esorbitante. In effetti per essere in Cina erano prezzi molto turistici… ma per favore!! Sono pur sempre 2 euro a piatto di cibo!
Prende quello che prendo io. Riso in bianco e verdure miste.
Parliamo del più e del meno. Più del meno in realtà che del più. Mi dice che è israeliano, mi dice dove è stato e sento che anche lui terminerà il viaggio ad Hong Kong dopo una partenza da Beijing.Ha lo sguardo un po’ perso e a quel punto glielo dico. “Ti vedo un pò assente, c’è qualcosa che non va?”. Mi piace essere diretta con gli sconosciuti che girano in Cina con un cappello ridicolo! In effetti avevo centrato il bersaglio. Inizia a dirmi che ogni giorno vede cose bellissime, ma il fatto di mangiare male lo sta mettendo a dura prova. Dice che probabilmente è il glutammato di sodio che usano in Cina per preparare i cibi. Io in effetti ho uno stomaco da camionista e a me il glutammato di sodio nemmeno mi ha sfiorato, solo una zuppa è riuscita a scalfire la mia flora intestinale di draghi.
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Così Ron si scioglie un pochino e inizia a parlare senza quel tono da cowboy di prima e io mi mostro accogliente nei confronti di questo suo problema e cerco di dargli dei consigli.Il fatto è che, a mio parere, la Cina va affrontata senza alcuna rigidità. Davvero qui il concetto taoista del lasciare scorrere e farti trasportare dalla corrente è fondamentale. Con il cibo poi ti focalizzi su tre piatti di salvataggio e quelli ordini sempre quando non hai alternative. E’ loro interesse e volontà venirti incontro e poi di solito nella ristorazione lavorano ragazzi a part time e quindi i camerieri sono anche parecchio simpatici e alla mano con giovani turisti.

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Ron poi mi ha detto che si è appena laureato alla triennale di psicologia e quando ha saputo che sono psicologa e quindi che abbiamo qualcosa in comune, e’ diventato più simpatico. Anche io probabilmente!! Non pensavo di avere qualcosa in comune con uno con un cappello da cowboy in Cina 🙂 Gli ho raccontato cosi’ del mio viaggio, del kung fu e così è partita la solita gag sull’età. Nel momento in cui ha capito che ho 31 anni e che quindi non sono una ventenne scappata di casa, si è ulteriormente rasserenato. Questa cosa è davvero incredibile e non riesco ad abituarmici.
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Dopo pranzo siamo andati insieme su in cima alla collina, abbiamo fatto delle foto, una cinese ha voluto fare una foto con lui e addirittura abbiamo fatto una foto insieme noi due. Alla fine, la realtà era che il nostro senso dell’umorismo era molto simile. Abbastanza nero entrambi ed è stata una gran gag continua.
Tornati a YangShuo ci siamo scambiati la mail e forse ci rivedremo ad Hong Kong. L’ho quasi convinto ad iscriversi ad una scuola di kung fu in Israele, da un allievo di SiKung.
Dopo sei giorni me ne sono andata a malincuore da YangShuo. Di notte.
Dopo 15 anni di onorato servizio ho dovuto dire addio alle scarpe da trekking: hanno deciso di morire nel loro paese di nascita! In China! Amen!
Un abbraccio a tuttti!
In sella a una nuvola
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