Yangshuo III (14°giorno)

DSC_0006Ni hao a tutti!

In mano una cartina dalla fedeltà al vero molto discutibile e sotto il sedere una bicicletta senza cambio.
La meta del viaggio doveva essere un tratto di fiume Yulong e poi un po’ di rafting su una zattera di bamboo.
Quasi all’inizio del percorso incontro un ragazzo che stava pedalando davanti a me e nella mia stessa direzione.

Eccolo qui: lui è Fabian, il mio incontro casuale di oggi.
E’ tedesco e vive vicino a Stoccarda. Si e’ appena laureato in ingegneria, da poco finito lo stage alla Bosh e da pochissimo assunto. Sta facendo un mese di vacanza (per fare principalmente climbing) da solo dopo la laurea e prima di iniziare il lavoro.

Dopo 10 minuti infatti, imboccato un vicolo cieco, me lo sono ritrovata dietro e così ci siamo guardati in faccia perplessi, ci siamo presentati e abbiamo continuato insieme il giro, cercando di uscirne fuori in qualche modo.
Fabian era diretto al Ponte del Drago, un ponte in pietra costruito 600 anni fa, a nord-ovest di Yangshuo. Così decido di allungare un po’ il mio tragitto e di seguirlo.

Abbiamo in tutto pedalato circa 15 Km in mezzo ai villaggi nati attorno al fiume. Ci siamo persi due volte e una volta una vecchina seduta in un campo, in cinese e a gesti, ci ha riportato sulla giusta strada. Quando si pedalava si stava in silenzio e ogni tanto ci fermavamo per guardare la cartina (piena di trappole e insidie) e scambiavamo due parole.
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La campagna qui è un luogo surreale. Abbiamo pedalato tra le risaie, in strade sterrate e strade che dovrebbero essere chiamate sentieri di fortuna. Ci siamo riparati dalla pioggia sotto un albero  e poi abbiamo ripreso a pedalare. La pioggia a 30°C è analoga al sole: ti ritrovi bagnato fradicio uguale.

Avevo il vento in faccia, la pioggia che rinfrescava un po’ i muscoli e a volte li scaldava e il mio cappello si è rivelato geniale per riparare la testa.
Ai piedi le infradito, perché squadra che vince non si cambia e poi sarebbe stato un peccato infradiciare le scarpe. Navigavamo in mezzo alle pozzanghere di fango e in certi momenti mi guardavo i piedi e le gambe e sembravo un mostro d’argilla.

Tutto questo era bellissimo. Mi sembrava di essere tornata piccola, quando con la mia bmx (passatami da mio fratello) facevo dei percorsi inventati, immaginandomi di superare ostacoli, aggirare fossi e corsi d’acqua. Oggi però era tutto vero.

Ad un certo punto abbiamo pedalato 15 minuti per una stradina di terra larga mezzo metro, con una risaia a destra e una a sinistra. Se ti fermavi era un problema, perché rischiavi di perdere l’equilibrio. Guardavo tutto attorno e mi sentivo avvolta da quelle colline carsiche, impossibili da distinguere le une dalle altre.

Ogni tanto incrociavamo una vecchina con la schiena curvata dall’umidità e dal lavoro nelle risaie, mentre trasportava delle noccioline appena raccolte o delle erbe in uno di quei trabiccoli a bilanciere da cui scendono due grandi piatti, su cui a loro volta c’erano appoggiati i prodotti del campo. Uno di quei trabiccoli a forma di bilancia che ho visto solo nei film.

Donne che portavano il bufalo al pascolo, anziani che andavano a raccogliere un po’ di torba.
Non mi sembrava una situazione reale quella che stavo vivendo.


Tornati dal Ponte del Drago, io e Fabian ci siamo salutati. Così ognuno per la sua strada e io mi sono diretta alla mia zattera di bamboo.

Ho fatto un’ora e mezza di navigazione in assoluto relax, con il signore della zattera che ci spingeva a sud con un lungo bastone anch’esso di bamboo.

Ho fatto un po’ di fotografie al panorama, ai miei piedi, ai bimbi che facevano il bagno in quel fiume che sembrava un brodino, e agli uomini che si immergevano per pescare sott’acqua. Ho anche visto un pescatore che pescava grazie a dei cormorani sulla zattera. In realtà loro, addestratissimi, pescavano i pesci e lui glieli prendeva dalla bocca. Pare che qui a Yangshuo sia una consuetudine.

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Dopo il rafting (chiamato così perché ogni tanto c’era una piccola rapida) sono tornata in paese con la bici. Era ormai tardi. Da un lato le colline con un cielo sfumato di un rosa acceso e dall’altro le colline illuminate dalla luna piena.
Questa la giornata di oggi.

Un grande abbraccio da questo posto dove il tempo corre lento e non ci si cura dell’orologio.

In sella a una nuvola

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