Beijing (3° e 4° giorno)

Ni Hao a tutti!!

Mi aspetta un compito arduo: descrivervi due giornate a Beijing in cui ho visto delle cose incredibili. Quindi la farò molto breve, essendo queste lettere un flash sulla Cina e non avendo io intenti letterari.

Cominciamo dalla fine. Oggi.

Avete mai visto “L’Ultimo Imperatore” di Bertolucci? Vi consiglio di guardarlo, perché è una valida introduzione sulla Città Proibita. Io lo avevo visto da piccola, ma mi ero soffermata solo sulla vita del mio coetaneo imperatore e non ci avevo capito nulla. Prima di partire però ho voluto riguardarlo ed è stata una decisione azzeccata, se non altro per immaginarmi quei luoghi senza una marea di turisti cinesi con l’ombrellino e il megafono (non è un’esagerazione!).

E’ stata proibita alla popolazione per 500 anni. All’ingresso ci sono tre porte, tre tunnel: quello centrale era riservato all’imperatore e quelli laterali erano per le guardie l’uno e per i funzionari imperiali l’altro. E’ un susseguirsi di porte e palazzi, porte e palazzi. Ma quando dico “porte” non intendo delle classiche porte, ma dei maestosi palazzi con cinta muraria e porta gigante. Al loro interno i palazzi (quelli veri e propri) sono molto spartani, hanno comunque dei troni dorati con alle spalle degli intarsi e altri oggetti aventi una simbologia ben precisa. Ho fatto a spintonate con migliaia di turisti cinesi stamattina per potermi affacciare a ciascun ingresso!

I palazzi hanno poi dei nomi evocativi: c’e’ il Palazzo dell’Armonia Suprema (quello che nel film compare quando l’imperatore bimbo è all’esterno e la piazza e’ colma di gente (gli eunuchi). Quella piazza ha una capienza di 10 mila persone…una meraviglia, il Palazzo dell’Armonia Perfetta, la Sala dell’Armonia Protetta, il Palazzo del Nutrimento dello Spirito (un po’ a lato rispetto l’asse in cui si trovano gli altri e comunque molto affascinante).

La città proibita termina con il giardino imperiale, fitto di padiglioni in legno e piccoli sentieri tra gli alberi secolari e le rocce. Nella città proibita, questo lo dico per le gru bianche in ascolto, viene raffigurata molte volte la Gru, sia in bronzo che in ceramiche decoranti le pareti esterne del giardino imperiale. La gru per i cinesi (lo dico per le “non gru bianche” in ascolto) e’ simbolo di longevità.

All’uscita della città proibita (sul punto opposto dell’asse a quello di entrata) ho tentato di tornare nel posto di ieri (di cui vi dirò a breve) ma, nel cercare la strada giusta, mi sono persa (strano!) e ho iniziato a camminare pensando di essere sulla buona strada per quasi un’ora e mezza. E’ stato bellissimo!!

Mi sono fermata in una specie di parchetto ricreativo per anziani e bambini, una sorta di bocciofila alla cinese e mi sono messa a guardarli mentre giocavano “a quel loro gioco”. Ho fatto tante foto, ma loro erano talmente assorti nelle strategie che non se ne sono nemmeno accorti. L’unico sconvolto dalla mia presenza era un ragazzino (pensate allo stereotipo del bimbo cinese un po’ cicciottello: lui!) che non riusciva a capire che cosa ci facessi lì. A me quei signori mi facevano davvero sorridere perché, sebbene in un’altra lingua, mi sembrava di assistere a una partita a briscola in un bar della Romagna: stesse dinamiche. Quello che vince, quello che perde ma che fa finta di avere una strategia, il rompipalle che guarda ma che vorrebbe giocare e quindi non sta mai zitto ad ogni mossa, e l’osservatore silenzioso che si fa vento e studia le mosse.

Sono passata da un tavolino da gioco a l’altro. Ma le regole non le ho ancora capite. Conto quindi sull’aiuto di qualcuno al ritorno. Di foto ne ho fatte invece tante. Ho fotografato anche la coppia di 50 enni che giocava a ping pong in “tenuta da ping pong”. Professionalissimi!!!

Poi ho ritrovato di nuovo un “percorso vita”. Attrezzi tipo da palestra ma in plastica colorata, ad uso e consumo gratuito di anziani, adulti e bambini. La malattia e’ un costo sociale, no?! Quindi meglio prevenire: ecco la medicina cinese!

Alla fine ho trovato il posto che cercavo, ma prima mi sono infilata in un centro per massaggi per farmi fare un massaggio ai piedi. Dal mio arrivo infatti le mie caviglie apparivano come dei salsicciotti a causa delle molte ore in alta quota e non volevo che mi esplodessero proprio dall’altra parte del mondo. Mi hanno condotto giù per una scala stretta, buia e ripida e per un momento mi sono detta “Bella imprudente che sei!”. Poi, comunicando unicamente a gesti, visto che la lingua unica era il cinese e io non lo parlo, mi hanno fatto attendere in una stanzetta con un grande letto quadrato di legno, largo quanto la stanza (incastonato direi) con solo mezzo metro di spazio davanti alla porta scorrevole e opaca.

Il ragazzo che mi ha accompagnata aveva dei modi gentili e l’odore di oli balsamici molto forte. Mi ha così chiesto di sedere sul letto poiché lui sarebbe arrivato a farmi il massaggio ai piedi. Quali erano le alternative: 1) scappare, ma mi avrebbero fermato in cima alle scale; 2) urlare, ma non mi avrebbe sentito nessuno; 3) aspettare e capire cosa sarebbe realmente successo, l’unica opzione percorribile. E così ho pensato a mia mamma e alla sua faccia in quella situazione e mi è partita naturale una risata.

Il ragazzo si è materializzato davanti a me. Prima di partire dai piedi, mi ha fatto delle leggere pressioni sulle spalle e, avendo portato uno zaino alto quasi come me per 2 giorni, l’effetto è stato molto piacevole. Il massaggio ai piedi poi è stato strano (lo avevo fatto in Thailandia ma la tecnica usata da lui è stata diversa), ma i risultati immediati. Ora ho i piedi alati e un po’ di informazioni sulla mia salute, visto che al termine del massaggio mi ha portato davanti ad una mappa riflessologica plantare e mi ha segnato quali fossero in questo momento i miei punti deboli.

Ieri cosa ho fatto?

Sono stata al Tempio dei Lama, un tempio particolare per il fatto che è l’unico in Cina a venerare il Buddha Tibetano. Davvero suggestivo e il profumo di incensi è sul serio catartico. Le foto poi con il fumo di incensi e gli incensi nei bracieri sono diventate una bella sfida.

Dopo il tempio buddhista sono stata al Tempio di Confucio (e il Collegio Imperiale).
Si è accolti da una bellissima statua in marmo bianco di Confucio e subito si notano delle differenze nei culti: mentre a Buddha si offrono degli incensi, a Confucio si offrono delle piastrine rosse con una coda di fili di seta con su scritto una specie di desiderio. Ad esempio se vuoi chiedere a Confucio la salute, prendi la targhetta con la scritta (in ideogrammi ovviamente) “salute” e sotto metti il nome della persona per cui chiedi questo. Poi vai davanti alla statua di Confucio (c’è una statua in un edificio a fianco del padiglione centrale), fai 4 inchini e appendi la targhetta a una balaustra. Il tempio aveva un fossato con dell’acqua con all’interno fiori di loto e pesci rossi. Era unito alla terra ferma da 4 ponti anch’essi in marmo bianco con delle balaustre e dei piccoli piloni a cui appendere le targhette. Non avete idea di quante ve ne fossero.

Da ieri c’e’ anche la mia 🙂

Credo di averla fatta abbastanza lunga.
Mi scuso.
Facciamo che magari scrivo ogni giorno ma cose piu’ brevi.
In ogni caso c’e’ sempre il tasto elimina!

Un abbraccio da Beijing!
A domani con il Palazzo D’Estate 🙂

In sella a una nuvola

[se andate con il cursore sulle foto, soprattutto le prime, trovate brevi descrizioni]

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