Crucs & Crocs (ovvero, ancora in Grecia)

E dire che mi ero detta e ridetta di farla finita.
Di non pensarci più.
Ma ogni volta che arrivo in spiaggia e infilo i piedi nella sabbia, ogni volta che inforco la riva con lo sguardo non posso fare a meno di ricordare.

E dire che da dove vengo io ce ne sono tanti così, con tutti gli amici che fin da piccoli si allenano in minuziose descrizioni dei particolari ridicoli.

E più loro mettono in mostra quel proverbiale senso pratico e più questi, i tuoi amici, hanno spunti succosi con cui riempire i sempre uguali pomeriggi estivi di chi, il mare, ce l’ha sempre davanti.

Ma qui, in Grecia, ho visto cose che da noi in Romagna non si azzardano nemmeno a fare.
Sarà la grande tolleranza per il naturismo che da noi si sognano lontanamente che, forse, estremizza il loro naturale modo di interpretare lo stile, ma qui, in Grecia, i crucchi danno davvero il meglio di sé.

Forse sarò io che non li frequento più come una volta e quindi sono rimasta al calzino sotto l’infradito come massima espressione della nordica perversione per il vestirsi a strati, o forse sono loro che hanno vissuto un periodo di stallo estetico. Ad ogni modo di una cosa sono certa: il secondo millennio ha suggellato un nuovo amore, quello tra i crucchi e le Crocs.


Premesso che, questo incrocio tra uno zoccolo di gomma e un sandalo, lo ritengo una delle peggiori produzioni calzaturiere dopo il sandalo in pelle scura chiuso da uomo, seppure con riserva lo farei indossare solo al personale sanitario degli ospedali. Questa deroga la consentirei giusto perchè i loro tipici e agghiaccianti colori sgargianti di cui sono intrise potrebbero allietare la monotonia della degenza, permettendoti di avere un valido pretesto per lamentarti pesantemente con il tuo vicino di letto circa quelle calzature ibridate portate con senso quasi di superiorità dal personale medico-sanitario. Lamentarsi del cibo degli ospedali è una pratica talmente inflazionata che ormai non genera più quell’effetto di sentirsi sulla stessa barca, che invece creava un tempo.

Qui in Grecia ho visto i crucchi usare le Crocs come feticci.
Non abbandonarle nemmeno per la nuotata in compagnia della propria donna, come se quella zavorra pericolosa fosse scambiata per un paio di braccioli. Ma ho deciso di non scendere in battute facili.

Una spanna sopra tutti, due metri sopra il calzino sotto le infradito e un metro sopra i feticisti della gomma ci siete voi.
Si proprio voi, oh crucchi che indossate costumini super-tecnici, chiaramente da piscina e con colori accesi e dalle linee geometriche che vi lasceranno -e mi rivolgo soprattutto alle signore- dei segni incrociati sulla schiena che, a fine vacanza, vi faranno somigliare agli arrosti che mia nonna legava meticolosamente con lo spago la domenica mattina.
Ma non per questo vi conferisco il primato. Raggiungete infatti il meglio della vostra naturalezza quando vi alzate in piedi, rimirate l’orizzonte, vi dirigete verso il mare e, prima di fare il bagno, lasciate le vostre Crocs “a bordo vasca”. A voi, d’ora in poi, penserò ogni volta che qualche mio connazionale, con quelle gommose ai piedi, incrociando il mio sguardo avrà un sussulto e senza un motivo ben preciso inciamperà.

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3 thoughts on “Crucs & Crocs (ovvero, ancora in Grecia)

    • Grazie unapiccolamela! Detto da te, mi lusinga! Il tuo blog mi piace molto, anche perchè si vede che non indosseresti mai un paio di Crocs; nemmeno se, una volta finita la doccia, ti accorgessi di aver dimenticato le ciabatte in corridoio..ih ih ih 🙂

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