Via via via da queste sponde (Donegal 9°giorno)

La costa si allontana da te e una pioggerella fina aggiunge a quel distacco un effetto dissolvenza simile alla conclusione di un sogno. Sei arrivata al traghetto senza corse, accompagnata dalla cara Marie, la quale non ha voluto che prendessi un taxi; infatti, così come John, ha preferito spendersi personalmente in un gesto non dovuto per cui, anche a lei, sarai sempre grata.

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Piaci molto a Marie. Ha apprezzato la facilità con cui riusciva a conversare con te (così ti ha detto) e probabilmente l’interesse per le caratteristiche di quel tipo di lavoro, il suo, che le hai dimostrato. All’inizio non credo ti avesse presa troppo sul serio. Era convinta che tu fossi una teenager (nei B&B non sono soliti chiedere i documenti) poi, quando le hai chiarito la tua età e le hai parlato un po’ del tuo lavoro, si è sentita più a suo agio e ha iniziato un dialogo tra adulti. Santo cielo…


Il percorso prevede il passaggio attraverso degli isolotti prima di arrivare all’isola che non c’è. Il traghetto trasporta tre auto e sul ponte ci sei tu, un padre e il proprio figlio. Loro cercano di avvistare i delfini lungo la scia prodotta dall’imbarcazione, tu ti diverti a cercare i volti nelle case, disegnati dalle finestre e le porte. Vieni catturata da una casa dalle linee minimali formata da due parallelepipedi adagiati l’uno sull’altro e l’altro sulla roccia. Ciascun piano ha gran parte della parete costituita da vetro. Al secondo livello, rivolto verso il mare, una stanza completamente di vetro con dentro un magnifico pianoforte bianco a mezza-coda. Rimani incantata e ti soffermi a pensare a quanta creatività possa stimolare la visione continua delle onde. Quando ti riprendi, ormai  la casa è troppo lontana per essere fotografata.

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Sbarchi sull’isola e il cielo è grigio e carico di pioggia. Chiami Norin, la proprietaria del B&B in cui alloggerai, per informarti sul servizio pick-up che attua dal porticciolo fino a casa. Conosci il suo nome perché te lo ha detto Marie. Sono pochi i km che le separano e più o meno ci si conosce tutti qui. Decidi di non fartela a piedi perché sarebbero circa trenta/quaranta minuti di cammino e con la poggia e lo zaino non sarebbe il massimo come primo impatto. Il giorno assolato di ieri sembra un ricordo lontano. Ti infili in un bar per mangiare qualcosa e dimenticare. Non ci sono avventori all’interno, l’aria che si respira è quella di fine stagione. Non ci sono piatti caldi, solo irish scones e sandwich. Un sandwich con un caffè nero bollente andrà benissimo.

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Alle 14 sei già fuori e in un paio di minuti arriva il tuo passaggio di nome Jim. È probabilmente il marito di Norin ed è un signore impossibile da datare e molto simpatico. Se Marie in questa storia ha assunto le vesti metaforiche dell’insegnante di yoga, Jim rischia di diventare lo sciamano che ti accompagnerà in un importante “viaggio”.

Sei immersa nella vasca da bagno ed è quasi mezzanotte. L’acqua è molto calda, il silenzio pervade tutto e non hai freddo. Ogni tanto una goccia cade dal rubinetto e si sente un “plock” riverberare tra le pareti del bagno. Le dita del piede destro giocano con la catenella del tappo. Sei lì sdraiata, dopo un pomeriggio passato accidentalmente a dormire beata, con la tempesta che imperversava sui campi. A nulla, a quanto pare, è valsa la merenda di benvenuto con l’ennesimo mezzo litro di caffè.

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Sei lì a mollo sdraiata, dopo aver messo il naso fuori, intorno alle 19, per poi rimetterlo subito dentro e optare per una cena a base di mandorle, che per sicurezza porti sempre dietro come un salva-vita (degli altri, visto che quando non mangi diventi intrattabile). Sei lì sdraiata, dopo aver letto per un paio d’ore la biografia di Syd Barrett seduta su una sedia a dondolo, posta davanti ad una finestra semi-circolare, posta davanti al mare. I pensieri lasciati liberi di camminare da soli, in un silenzio assoluto che veniva rotto solo da qualche sporadico belare di pecora vicina alla casa.

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Sei lì immersa nella vasca da bagno e dopo anni ti sorprendi di come il silenzio assoluto di una vasca piena d’acqua non generi più alcuna ansia in te. Sei lì a chiederti se sia davvero arrivato il momento di prendere quella decisione drammatica. Ma la risposta già la sai, poiché ignorare l’Universo quando ti lancia messaggi forti e chiari equivale a un’occasione persa.

Se ti chiedessi qual è la tua paura più grande, tu di certo mi risponderesti che è quella di trovarti nell’oscurità del mare circondata dal buio e dal silenzio assoluto. Se ti chiedessi il motivo, tu mi diresti che è perché lì sotto ti sentiresti abbandonata e in balia dei mostri che infestano i tuoi incubi.
Bene. Venerdì verrai calata nelle profondità delle tue emozioni e Jim, che sull’isola gestisce anche un servizio di diving, sarà colui che ti farà andare fino in fondo.

Ma adesso non pensarci.
A presto.

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