Quando un cane nero mi guidò fino all’isola del tesoro (Donegal 8°giorno)

Ti svegli di soprassalto. Hai spento la sveglia durante il sonno e la prossima chance di fare una colazione abbondante si trova a diversi km a piedi da dove ti trovi. Sono le 8.55 e ti rimangono solo 5 minuti di tempo, almeno il caffè riesci a berlo, pensi. Ti infili addosso le prime cose che trovi nello zaino, passi in rassegna mentalmente tutto il cibo che ti sei lasciata sfuggire e ti presenti nella luminosa sala da pranzo con gli occhi semichiusi, i capelli arruffati e il fiatone per la corsa. Ti presenti rompendo un silenzio da palestra yoga, con il tuo good morning d’ordinanza e con una piccola storia su come hai spento la sveglia durante il sonno. La coppia di ospiti a cui stavi raccontando il drammatico accaduto ti lascia finire, sorride, e poi ti dice che hai ancora ben 35 minuti a disposizione. Maledetta disattenzione. Riavvolgi il nastro, torni in camera, vai a fare la pipì e ti ripresenti in sala da pranzo con un sonoro good morning. Risata del pubblico.

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Marie – la proprietaria del B&B nonché la tua nuova maestra yoga – ti serve la colazione e ti fa notare che fuori non ci sono nuvole e il sole splende. Pare sia un evento. Tu hai in programma di camminare, sebbene non avessi  in mente mete in particolare, e la notizia ti fa davvero piacere. Decidi di osare e indossi il costume. Eh sì, perché tu, ignorando che l’Irlanda stesse vivendo la sua estate più fredda, ti sei portata addirittura  il costume perché “non si sa mai potrei pure fare il bagno con le foche”. Ecco. Non dovresti nemmeno scriverle queste cose che poi la gente pensa che sei scema e non hai domestichezza con i viaggi. No, ma io ho dimestichezza con i viaggi, solo che preferisco farmi sorprendere, magari perdermi pure, per avere poi quella sensazione di aver vissuto un’esperienza fuori da ogni previsione. E poi quando mi sono ritrovata godere di quella sensazione di comfort nel riconoscere che la strada è quella giusta. Certamente, fatto sta che anche oggi ti sei persa due volte. Ma andiamo con ordine.

Percorri un pezzo di strada costiera denominata “wild atlantic way” che passa per tutta la costa occidentale irlandese. Con te hai un depliant contenente una cartina con il percorso, ma non le presti troppa attenzione. Ti accorgi subito di star percorrendo la strada alternativa per giungere a destinazione per cui non ti interessa. In realtà, a te interessa trovare un passaggio che ti consenta di arrivare al mare. Non è semplice trovarne uno non recintato.

A un certo punto trovi un vialetto che pare non terminare ad una casa privata e così ti ci infili. È in discesa e c’è della vegetazione a dargli un vago sapore sinistro. Non temi suggestioni dopo l’incubo fatto durante la notte. Prosegui.
Inizia ad aprirsi davanti a te uno scenario molto suggestivo: una piccola insenatura e una barca a motore attraccata. Sembrava dormisse. Non un rumore. Le nuvole che si erano formate in cielo si riflettevano con dolcezza sulla superficie dell’acqua. Una sensazione di pace unica. Quiete liquida.

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Come di solito capita nei tuoi racconti di viaggio, proprio nei momenti di pace spunta fuori dal nulla un cane nero. Questa volta il protagonista della storia è una femmina di labrador. Arriva dal nulla mentre ancora echeggiava nella tua mente la parola “quiete”. Arriva senza presentarsi e con l’aria di quella che chiede “È qui la festa?” Arriva senza presentarsi e si butta in acqua e inizia a nuotare come un pesce. Un canepesce.

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Quando la simpatia è disarmante riesce a disarmare ogni difesa. Allora iniziamo a giocare. In effetti ha fatto sì che io le lanciassi qualcosa e io le ho lanciato un bel bastoncino in acqua. Il gioco era elementare: io afferravo un bastone, lei iniziava a saltare su se stessa, io lanciavo il bastone in acqua, lei andava a riprenderlo, io le chiedevo di portarmelo, lei mi passava rasente proseguendo verso una collina da cui mi guardava beffarda.
Lo abbiamo fatto per un’oretta. Dopo venti minuti ho iniziato a parlarle in inglese, ma non ho notato miglioramenti. L’unico segnale a cui rispondesse era “here”. Ma quando aveva il suo bastoncino in bocca non mi dava ugualmente udienza.

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Decidi di andare via da quel punto. Così Here (ormai quello era diventato il suo nome) ti fa strada e ti conduce nella sede abbandonata di quella che poteva sembrare un’officina per barche, ma ora è solo un piccolo edificio abbandonato con dei detriti sparsi qua e là. Here sembra conoscere molto bene quei luoghi e ti porta fino a una discesa in cui noti degli scogli che potresti usare per sederti.

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Il sole scotta così decidi di toglierti i vestiti rimanendo in costume. Here si tuffa in mare e l’idea di seguirla inizia a prendere forma nella tua testa. Lei torna a prenderti. Squote il pelo per asciugarsi dietro alla tua schiena. Tecnicamente hai fatto il bagno. Ti siedi e lei ti si siede di fianco. Fradicia. Tu non sei da meno. Guardi a destra, lei gira la testa a destra. Guardi a sinistra e lei gira la testa a sinistra. Chissà da quale film della Disney è spuntata fuori questa, pensi mentre sorridi. Il silenzio torna a dominare il luogo. Here osserva i gabbiani sull’isolotto davanti a voi. Ogni tanto emettono un verso. Here vorrebbe tanto prenderne uno.

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A questo punto vorrei tanto usare le giuste parole per descrivere ciò che ho visto. Per farvi provare il mio stupore. Per farvi sentire come dei bambini davanti ad una magia. Ero seduta a rimirare l’orizzonte, tra gli isolotti di scogli che formano la baia, cercando di capire quale animale emettesse quel suono. Sembrava un mammifero tanto era profondo. Sentivo anche un rumore di tuffi anomalo. Non capivo nulla e più non capissi nulla, tanto più aguzzavo la vista. Santo cielo cosa vedo! Un labrador nero mi aveva presa e portata a fare il bagno davanti a un isolotto di foche.

Le foche tu lei hai viste allo zoo, le hai viste in tv, certamente le hai viste. Ma scoprire delle foche, farti sorprendere dalla loro presenza, è una magia. È qualcosa che non ti aspetti assolutamente. Ringrazi Here ma lei se ne era andata via. Non la rivedrai più. E per fortuna le hai fatto delle foto e dei video, altrimenti passeresti per pazza in questo racconto. Come dal nulla è arrivata, nel nulla si è volatilizzata. Here l’illusionista canepesce. Addio.

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Rimani ancora un po’ a guardare le foche barcollare. Alcune si tuffano. Sono molto buffe. Il sole picchia e tu non hai dietro la crema solare. Ci manca solo che dopo tutti i tuoi grandi discorsi sui camini e i termosifoni accessi, nell’unico giorno di sole irlandese ti ustioni. Ti alzi e prosegui il cammino. Passi davanti all’insenatura in cui hai incontrato Here, ma lei non c’è e non c’è più nemmeno l’acqua. La marea è molto bassa ora ed è rimasta solo la barca sospesa sul fango. Sembrava di aver vissuto un sogno e di essersi risvegliati di colpo.

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Dopo circa 1 km vedi un lago naturale molto suggestivo, circondato da cespugli di erica e roccia. Decidi di andare ad esplorarlo, senza alcuna aspettativa si intende perché, dopo quello che ti era appena capitato, di certo non potevi chiedere altro a questa giornata. E invece no. E invece non c’è mai fine al meglio, così come al peggio, seppur ci si presti meno attenzione.

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Eri lì, di fianco a due barche ormeggiate e con i piedi a mollo nel lago. Il silenzio riempiva le tue orecchie come una musica perfetta. Osservi le ali maestose di un Airone cenerino volare davanti a te. Osservi le canne  spettinate da una brezza leggera. Osservi una lontra nuotare non molto lontano da te. Una lontra??? Santo cielo ma io non ho mai visto una lontra dal vivo! Non ero pronta, rifatemela vedere! La lontra nuota davanti a te ancora per qualche minuto, riemerge e si immerge come un delfino nano con la forma però di una foca allungata. Sei stupefatta. Scoppi di gratitudine verso questa natura così selvaggia e generosa.

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Ti stai ustionando per davvero. Ti rimetti i vestiti, cammini altri 5 km e arrivi in un pub. Il più vicino al tuo B&B andando verso Nord. Lì mangi una zuppa cremosa di pesce fresco che è la fine del mondo e fai due chiacchiere con la proprietaria. Intavolate un discorso sul sentiero da percorrere per tornare al B&B senza passare dalla via principale così trafficata e viene inserita nel discorso anche una signora che era seduta al tavolo. Mi chiedono dove fossi alloggiata e si spendono in complimenti su Marie, che io confermo.

Ti chiedono se sei proprio certa di voler andare a piedi fino a casa per altri 8km. Le rassicuri.
Viene tirata dentro al comitato logistico anche una delle cameriere. Stendono una mappa su un block notes. La proprietaria del ristorante mi riempie d’acqua corrente la bottiglia che avevo utilizzato per il pranzo.
Rimango senza parole. Ringrazio tutte e vado verso il mio sentiero.

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Le indicazioni sul sentiero sono in irlandese. Vado a naso ma il mio naso funziona bene solo con le persone. Ho l’impressione di essere sulla strada sbagliata. Incontro due anziani che portano a spasso il cane. Lei ha i capelli bianchi e una tutina a tinta unita rosa. Lui ha una berretta di lana e gli occhiali da sole. Mi confermano che stavo andando per la strada sbagliata e faccio un pezzo di strada con loro. Mi raccontano che sono stati l’anno prima in Italia, dove si sono imbarcati su una crociera Costa. Lui ha un forte senso dell’umorismo e mi racconta del suo passato lavoro da autotrasportatore, che lo ha portato diverse volte in Italia. È una conversazione molto piacevole. Mi portano al bivio su cui mi ero persa. Li ringrazio e li saluto.

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Hai camminato 16 km oggi. Un labrador spuntato dal nulla ti ha portato a fare il bagno con le foche e poi è sparito. Hai visto per la prima volta dal vivo una lontra nuotare a pochi metri da te. In un pub, si è formato un comitato di signore con lo scopo di darti le indicazioni esatte per tornare a casa sana e salva. Hai sbagliato strada, ma due anziani ti hanno riportato sulla retta via. Il paesaggio era favoloso.
E tu, al tuo primo giorno di sole in Irlanda, vai a letto con la pelle ustionata dal sole e dallo stupore.

A presto.

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