Qufu -ovvero dove è nato Confucio- (8° giorno)

Ni hao a tutti!
Sono seduta all’internet point e un ragazzo qui davanti sta raccontando ad una ragazza (giapponese o coreana) appena conosciuta di come stia viaggiando da 7 anni a questa parte. Singapore, Malesia, Laos, Thailandia, Cambogia e ora Cina. Stara’ qui per 6 mesi e il suo obiettivo, al termine di questo periodo, è quello di trovarsi un lavoro e vivere per un po’ qui. Strani pensieri gironzolano liberi per la mia testa.

Lui ora le sta dando valide indicazioni su cosa visitare. Anche lei si gira la Cina da sola per un mese e mi sto un po’ rivedendo nel suo volersi vedere tutto in una volta. Io però ci ho rinunciato e ho deciso di selezionare e di fare dei lunghi respiri in ogni posto che visito. Il fatto di essermi trattenuta a Beijing per 5 giorni e’ stato provvidenziale. Ho avuto tempo per guardarmi intorno con più attenzione e studiare questa popolazione.

Un signore qui nella sala in comune suona la chitarra, arpeggiando dei brani molto malinconici. Io cerco di resistere alla malinconia sebbene ogni volta che mi sieda in questa stanza, lui spunti fuori magicamente iniziando a suonare. Credo sia un ospite dell’ostello,

ma inizio a pensare che sia una proiezione della mia mente, poiché nessuno si cura della sua presenza, a quanto pare, tranne la sottoscritta.

Sono a Qufu (che si pronuncia Cifu). Sono arrivata con un altro treno veloce ai 307 Km/h. Alla stazione ho contrattato per un taxi, ma il taxista mi ha mandato dal suo amico che aveva appena caricato una ragazza occidentale, visto che io gli offrivo troppo poco per una corsa (sono diventata spietata nella contrattazione). La ragazza allora mi chiede dove stessi andando in un inglese impeccabile e, visto che i nostri ostelli erano vicini, mi fa salire con lei. Parliamo un po’, le racconto del mio viaggio e mi chiede cosa faccio nella vita.

Era vestita in modo elegante e parlava un mandarino che, se chiudevo gli occhi, poteva farla sembrare una ragazza cinese. Lei è francese e lavora a Beijing come funzionaria governativa per lo stato francese. Parliamo un po’ del problema economico-occupazionale in cui riversa l’Europa. Mi dice che in Cina il mercato del lavoro e’ molto vivace, basta imparare il mandarino, essere disposta ad accogliere alcune differenze culturali e di opportunità ce ne sono tante.

E’ stata molto gentile. Siamo arrivate prima al suo ostello ed ha insistito per pagare la corsa, mi ha detto “hai ancora un lungo viaggio da affrontare”. In effetti, anche lei si è stupita del fatto che girassi la Cina senza sapere il mandarino. Io invece continuo a stupirmi quando mi dicono queste cose: qui la gente e’ talmente cortese che al limite uso i gesti, ma la disponibilità a venirmi incontro l’ho sempre trovata .

I problemi più grandi (a parte con i taxisti e nelle città in cui ci sono 2 stazioni dei treni con lo stesso nome ma localizzate a diversi Km di distanza, ma la Lonely Planet si dimentica di dirtelo) li puoi avere per chiedere il cibo.

Arriviamo così all’argomento preferito di mia mamma. “Mangi?”
Sì, mangio e mangio pure bene. Non so se lo sapete ma esiste addirittura un tour gastronomico da fare in Cina! E’ una delle cucine più rinomate al mondo. Esistono almeno 33 tipi diversi di pasta fatta in casa. Io sto iniziando anche ad apprezzare i baracchini che trovi per strada (dove mangi lo streetfood, mamma!).

Oggi ho fatto così un giretto in città, sotto consiglio di una signora californiana che ho conosciuto qui in ostello; pioveva e i siti legati a Confucio li visiterò domani. E’ stata una giornata fiacca e avevo bisogno di riposo dopo la scalata di ieri.
In questa occasione ho comunque sfatato altri stereotipi sulla Cina. Sono stata in una pasticceria e mi sono mangiata un muffin a non so cosa, buonissimo, e mi sono bevuta un cappuccino. La macchina era una Gaggia. Il cappuccino era ottimo! Le ragazze preparavano le torte con una mascherina e la cuffietta in testa, oltre che usando i guanti.

Visto? Non è giudicato come riprovevole il mettersi le dita nel naso in pubblico (anche in metropolitana, o prima di prendere in braccio tuo figlioletto, il quale avrà di certo fatto altrettanto), pero’ quando si preparano i cibi c’è molta attenzione. Dopo la pasticceria per l’anima sono andata a curiosare tra i vialetti: certo c’è il garage adibito a trattoria, ma trovi anche la signora appena arrivata con il proprio baracchino mobile e su cui cuocerà alla piastra gli spiedini di polipo, che sta pulendo la piastra con una cura e una dedizione da azdora romagnola.

Io ho vissuto anche a Londra e sinceramente qui mi sembrano più attenti a certi aspetti igienici, se proprio la vogliamo dire tutta… non per questo non vorrei non vivere ancora a Londra!

Credo che anche qui esista il posto lurido come quello più pulito, così come da noi in Italia. Perché anche da noi ho visto dei posti luridi!!
Più sto qui e più penso che siano stereotipi, utilizzati appunto per semplificare qualcosa che non si conosce e che quindi fa paura.
Sono capaci ad accogliere. Ecco.

Oggi poi mi sono letta alcune curiosità sulle loro abitudini a tavola e ho ripensato ai miei comportamenti:

1) Non mettere mai le bacchette in verticale sul piatto perché ricorda le bacchette di incenso nelle incensiere e quindi è considerato presagio di morte. Secondo voi? FATTO!
2) Non mettere il pesce a pancia in su’, altrimenti la prossima imbarcazione che prenderete si ribalterà! NON FATTO.
3) Non picchiettare mai la ciotola con le bacchette: è cosa da mendicanti. FATTO.
4) Non gesticolare con le bacchette e puntarle verso qualcuno, è da maleducati. NON FATTO.
5) Non puntare il beccuccio delle teiera verso un commensale, (non so perché sia di cattivo auspicio ma) scegliere spazi senza persone verso cui puntarlo. NON FATTO.
Per i cinesi mangiare insieme equivale all’andare a bere insieme. E’ espressione di amicizia e socialità. Per loro e’ inconcepibile poi ordinare piatti singolarmente, si condivide tutto. Così, a tavola, i legami si rafforzano.
La romagna e’ molto diversa?

Un abbraccio a tutti 🙂
In sella a una nuvola

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