Io e il mio cane solare (Islanda 4°giorno)

Mi sveglio a Höfn di malumore per colpa delle ragazze francesi con cui condividevo la stanza, le quali alle 7 di mattina sembrano impegnate in un’esercitazione militare, incuranti del fatto che io stessi dormendo. Ho la mascherina sugli occhi, ma purtroppo non ho i tappi per le orecchie.
Mi rannicchio dentro al mio sacco e provo a dormire un’altra ora.
Quando esco, la natura prova a sollevare il mio umore.

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Rimango lì fuori seduta per un po’, scrivo il blog, ma nel pubblicare qualcosa va storto e perdo tutto quanto scritto. L’umore peggiora. I pensieri storti mi fanno deviare strada e inizio a pormi domande. Inizio a chiedermi dove sia nascosta l’avventura in un viaggio come questo. Così comodo fino a questo momento. Così perfetto nel suo percorso.

“È un po’ che non sento più quella cosa che sentivo all’inizio, sai? Va tutto bene, non fraintendermi, ma all’inizio mi bastava un tuo sguardo per farmi tremare. All’inizio era più semplice fare fantasie su di noi. Ora mi concentro soprattutto sulla realtà e riesco a vedere ogni tuo difetto. La fantasia non mi serve più. Riesco a specchiarmi in ognuno di loro. E mi spaventano tutti. Sfogare le mie frustrazioni personali sulla coppia? Io? Starai scherzando! Tu hai qualcosa che non va e devi solo essermi grato se ti aiuto a essere una persona migliore”.


Salgo in macchina un po’ svogliata e percorro i primi 150 Km, ossia la strada che da Höfn giunge a Djupivogur. Il paesaggio vulcanico mi incanta. Incastrata per tutto il tempo tra le montagne di riolite e l’Atlantico, rimango appesa. Sfioro il Búlandstindur, la montagna costiera più alta d’Islanda (1.069 m).
Supero la baia di Lón e giungo a Djupivogu.

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Ascolto un po’ di radio, un programma di musica classica. Parlano tanto e provo ad immaginare ciò che dicono. Un po’ come faccio con le foche.
Nel tratto di strada successivo avvisto case dal tetto rosso incastonate come rubini tra le montagne. Le foto non rendono l’idea, quindi le cancello. Una macchina in avaria con lui seduto sull’erba e lei al posto di guida, mi fa pensare al fatto che nemmeno una gomma saprei cambiare in quella macchina a noleggio. Penso positivo. Mi fermo davanti a una laguna e provo a respirare.

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Tutto tace attorno. Non è andato a migrar nessuno lì. La radio sceglie Bach per la mia ripartenza.
Dovrei essere più o meno a Breiddalsvík e a questo punto la Lonely Planet mi da tre opzioni di strade. Una è corta però è accessibile solo alle auto 4×4, una è troppo lunga, l’altra è sempre il ring n1 ma la guida dice che alcuni tratti non sono asfaltati. Sono comunque costretta a scegliere la terza.


Guido piano, sullo sterrato non voglio bucare. Guardo per caso il cielo in alto di fianco a me e scorgo un arcobaleno. Guarda te cosa sono andati ad escogitare questi per tirarmi sù il morale, penso tra me e me. Io procedo. E lui mi segue. Sarò mica in Islanda per conto di Dio? Sarò mica una REgina MAGIO? In realtà, la sera, guardando su Wikipedia mi sono accorta che quella cosa che ho visto è un effetto ottico chiamato “cane solare”. A questo punto la domanda sorge spontanea: Mi avranno mica affiancato un cane solare guida?

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Io e il mio cane (solare) procediamo.
La strada si snoda lungo il fiordo, da lontano vedo una stradina tagliare la montagna e tra me penso che mai mi andrei a infilare lassù. E invece… quella sarebbe stata proprio la mia strada 5 minuti più tardi.

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Ciò che ti pare semplice sull’asfalto drenante può diventare molto pericoloso sulla ghiaia. Il problema è che la Lonely si è dimenticata di dire che quel tratto di ghiaia fosse il tratto di attraversamento del fiordo. Un dettaglio insignificante, soprattutto se ci aggiungi il fatto che i guardrail nelle curve qui non esistono.

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Maledico la Lonely Planet, maledico me stessa, seppur non stessi facendo nulla di pericoloso per mia volontà, penso all’assicurazione che non copre incidenti su ghiaia e così prego la ghiaia di non fare scherzi.
Percorro i tornanti e finalmente i precipizi terminano.
No, non è che sono morta. Sono finalmente giunta sul punto più alto. Sono su quello che credo essere il “passo” del fiordo su strada sterrata.
Arrivata lassù, la grande sorpresa: il nulla. Un nulla ricoperto di neve. La sensazione è quella di spaesamento. Nessuna macchina incontrata per circa un’ora. Nessuna parola. Anche il mio cane solare se ne era andato via.
Proseguo e inizio la discesa.
Secondo le indicazioni avrei potuto fare i 70 Km/h sulla ghiaia. Io credo di aver fatto i 30 per tutto il tempo della discesa, così a picco sulle nuvole che mi sembrava di pilotare un aereo.

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Riscendo a valle, sana e salva.
Sono le 19 circa e mi chiedo se sia il caso di fermarmi in zona per la notte o se proseguire.
Guardo verso il cielo e prendo paura.
Non ho mai visto una cosa del genere ad occhio nudo. O è Dio o è Mordor, dico ad alta voce. Una volta munita di wifi scopro che quell’effetto ottico si chiama Alone di 22° ma che è molto speciale. Infatti ha pure due cani solari, un arco tangente superiore e un cerchio parelico. Mioddio!!!

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Interpreto quel segnale come un suggerimento a cercare un alloggio per la notte. Il cielo è chiaro. Lascio la finestra con la tenda spalancata perché probabilmente durante la notte ci sarà un’aurora boreale. Io dormirò e non la vedrò, ma vorrei che almeno lei vedesse me.

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