Quando gli Orsetti del Cuore mi salvarono dal Lupo cattivo (Connemara 4°giorno)

Quella di oggi doveva essere una giornata tranquilla e invece l’avventura ti perseguita anche quando non ne hai voglia, così potresti sintetizzare questo giorno con una fotografia di un arcobaleno scintillante e una didascalia del tipo “Qui è quando gli Orsetti del Cuore sbarcarono per portarmi in salvo dal lupo cattivo”.
Ma, anche questa volta, andiamo con ordine.

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Il risveglio è stato fiacco, ancora sdraiata a letto hai sollevato la tenda della finestra, posta dietro alla tua testa, e il primo sguardo è caduto sull’oceano. Il sole splende e la strada è ancora bagnata dalla pioggia notturna. Il sole splende, ma tu sembri non assecondarlo. Ti alzi per la colazione.

Fai due chiacchiere con il gestore e sgomberi così dalla mente ogni sospetto su di lui e le eventuali somiglianze con il gestore del Bates Motel. Il tuo pensiero oggi non va per nulla su Jessica Fletcher, oh no no no. Anche lei deve capire che il mondo non è lì ad aspettare i suoi comodi! Peccato però che se Maometto non va dalla montagna, alla montagna viene voglia proprio quel giorno di andare da Maometto.

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La farò breve. Le cose sono andate così. A colazione chiacchieri con il gestore dei tuoi piani di viaggio. Guardate insieme il meteo e le tratte dei bus per arrivare a nord. Siete seduti sul divano e pare addirittura una conversazione nella tua lingua madre (lasciatemi esagerare). Tu gli dici di quanto ti piaccia la pace di questi posti. Poi gli chiedi se nei paraggi ci fosse un antico cimitero. Da notare che l’appellativo in questione è stato inserito proprio per evidenziare l’interesse antropologico, ma in quel frangente passò inosservato. Lui ti risponde con un’indicazione stradale (a 6 Km dal B&B). Poi la conversazione finiscea e amici come prima.

A quel punto tu sali in stanza, trascrivi i tuoi appunti sul blog e visto che è prevista una pioggerellina di lì a poco, decidi di aspettare ad uscire e quindi leggi un libro. Prima però mandi un messaggio a casa e sbrighi a distanza una questione con la tua commercialista per la denuncia dei redditi in scadenza.

Senti una chiave infilarsi nella toppa della porta e pensi “Cielo, mio marito!”. No, scherzo. Sai benissimo che sarà il gestore per le pulizie della stanza. Esiti un attimo ad aprire, visto che sono solo le 11 e vorresti fargli capire che non serve che pulisca la stanza ogni giorno. Lui però si accorge che la chiave non gira, che un’altra chiave è inserita e quindi di aver fatto l’errore di non anticipare il gesto con un toc toc della mano.

A quel punto tu apri, sei pronta ad affrontare con lui il discorso pulizie e orari, ma ormai è troppo tardi. Lui è fuggito via per l’imbarazzo, o almeno così ti piace immaginarlo. Avrà comunque capito il messaggio e domani mattina avrai tutto il tempo per spiegargli la cosa a parole.
Torni a sederti sul letto, con la pancia rivolta verso il basso. Nel cielo le nuvole corrono. Hai voglia di ascoltare un disco dei primi Pink Floyd, quelli con Syd Barrett. Stai leggendo la sua biografia. Così, seppur non si sappia con precisione a che ora, tu sprofondi in quel mondo.

“Adoro la pace di questi luoghi. Dove posso trovare un antico cimitero qui vicino?” Si chiude nella stanza e non risponde più a nessuno. A nulla sono valsi i tre tentativi da parte del proprietario (seppur il primo goffo). Panico nel B&B. La ragazza italiana non risponde. Ho bussato più volte, tre addirittura, ma a nessuna di queste nessuno ha risposto. La chiave è inserita dall’interno, ma lei non risponde.
Questo probabilmente avrà detto lui alla sua dipendente, quella che ti aveva dato informazioni il primo giorno e che lavora per lui all’ufficio postale.

Questo hai pensato tu, quando hai sentito bussare fortissimo alla porta della stanza e una voce di donna annunciava le pulizie in camera. Ti svegli di soprassalto. Sono le 15 30. Più che un sonno quello era un coma profondo. Apri la porta con tutti i ricci sparsi per la faccia. Jessica Fletcher era davanti a te, con la sua grossa lente da lettura in mano. Santo cielo! È una vita che l’aspetto e mi presento al nostro appuntamento con le righe del cuscino in viso e i capelli arruffati?!?!

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Mi strofino gli occhi e guardando meglio quella non era Jessica, ma l’impiegata dell’ufficio postale. Ma cosa ci fa lei qui? Pensi. Ti dice che erano molto preoccupati. Erano ore che tentavano di entrare ma tu non davi segni di vita. Non te l’ha detto lì per lì, ma era stata coinvolta anche una loro amica di famiglia nel tentativo di entrare, una certa Jessica, che però sta avendo dei problemi con la bicicletta, per cui non è riuscita ad arrivare in tempo.

Tu ridi. E ti ricordi di come questo aneddoto ti fosse già capitato da bambina.
Ti eri chiusa a chiave nella camera dei tuoi genitori prima di cena per vedere i Robinson. In sala si guardava un telegiornale, tuo fratello maggiore (solo quello hai) voleva guardare un altro programma, così tu hai fatto una gran corsa per accaparrarti il tuo posto in prima e unica fila per il tuo telefilm preferito. Anche quella volta ti addormentasti profondamente e di certo il toc toc di tuo fratello e di tuo padre era privo di qualsiasi etichetta in quella circostanza. Ma il risultato fu lo stesso. Coma. Fatto sta che ti sei risvegliata mentre la porta veniva smontata con un cacciavite da tuo padre e tua madre disperata che ti chiamava. Sono sempre stata una gran simpaticona!

Mi riprendo. Scendo per la seconda volta e vado all’ufficio postale a scusarmi con l’impiegata per il procurato allarme e lei si scusa a sua volta con me. Le dico che quel letto sull’oceano è comodissimo ed estremamente rilassante. Lei è molto contenta di questo complimento e mi ringrazia. Ecco. Devo approfondire in che rapporti siano lei e il gestore del B&B. Anzi, non me ne andrò fino a che non mi abbiano chiarito tutta la questione tra lui, lei e la sorella di lui che ancora non ho mai visto e che a questo punto non ho capito se sia lei.

Decido di fare una passeggiata fino alla punta della penisola in cui mi trovo. Una passeggiata di 12 Km con la mia gonnella, la calzamaglia, le scarpine e il k-way. Sembro il bambino di ET più che altro, mentre tutti attorno a me sono vestiti come se stessero girando una pubblicità di capi sportivi supertecnici.

Oggi è caldo e ci saranno circa 17℃ (risate del pubblico). Pare non debba piovere, almeno così dice il meteo.
Cammini fino ad arrivare alla spiaggia di Renvyle. Il mare è molto mosso. Un padre con la muta fa fare il bagno alla figlia tenendola in braccio. Dei surfisti in lontananza aspettano le onde, tutti radunati in un punto. Poco più in là, un gruppetto di gabbiani galleggiano e gli fanno il verso.
Salgo sugli scogli. Scatto qualche foto e come non detto, inizia a piovere.

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Decidi di ignorare la pioggia e prosegui. E fai bene. Perché in pochi minuti smette.
Arrivi ad un ponte completamente bagnato dalle onde. Prendi la rincorsa e lo superi.

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Cammini. Cammini. Fino ad arrivare ad un rudere di castello. Lì ci sono degli scogli con delle onde molto forti. Volgi lo sguardo verso il punto da cui provieni e sorprendi un gabbiano volare sull’arcobaleno.

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Scendi ancora più giù verso la scogliera. Un signore è proprio lì a tentare di fotografare l’onda perfetta. Tu ti metti di fianco a lui, a tentare di fotografare l’onda perfetta che lo bagna completamente. Quasi arriva. Quasi.

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In lontananza vedi un accenno di tromba d’aria. Una tromba d’aria che proviene dall’oceano può essere più pericolosa di una proveniente dal cuore dell’Adriatico. Così scendi dagli scogli. Inizia a piovere di nuovo mentre ti immagini chiedere riparo nell’auto del tizio che hai fotografato mentre veniva travolto (ma così poi non è stato per fortuna) dall’onda perfetta. Sua moglie lo ha atteso in auto tutto il tempo. Ti ha vista mentre lo fotografavi. Così le probabilità che ti diano asilo si riducono a zero.
Decidi di espiare i tuoi peccati e ti incammini verso casa.

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A questo punto è bastata la buona intenzione e così la pioggia si è nuovamente fermata.
Arrivi a un terzo della via di ritorno e noti un cane che all’andata non avevi incontrato.
Ecco. Di nuovo. La questione dei cani irlandesi si fa complessa. Un cane su cinque che ho incontrato di persona si è mostrato affettuoso. Gli altri erano o in preda alla sindrome del Tulipano nero, o la controfigura di Satana, oppure quello che vi presento ora: il cane veterano di guerra.

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Lo vedo mentre avanzo verso di lui. Lui è in mezzo alla strada. Mi vede da lontano. Mi guarda. Poi guarda dalla parte opposta. Mi guarda ancora. Poi guarda ancora nella parte opposta. C’è una curva per cui non vedo cosa stia guardando. Solo avanzando, mi rendo conto che dalla parte opposta non c’era anima viva.

Memore dell’esperienza dei giorni prima e per una questione di probabilità, non mi faccio prendere dall’ansia e gli sfodero un bel “ciao cane” quando di corsa mi viene incontro. Lui però sembra non essere interessato a me né ai miei convenevoli. Mi passa di fianco snobbando la mia manina carnosa e va a posizionarsi dietro una siepe, appostato come in trincea.

A quel punto succede il fatto. Passa un’auto che, vedendo il cane  sdraiato a terra, rallenta. Sembrava un siluro peloso e semimorto, anche io avrei rallentato. A quel punto però il cane scatta in piedi e inizia a mordere le gomme posteriori dell’auto. Io odo i morsi e il mento mi cade a terra. Guardo sconvolta i due ragazzi dell’auto e guardo il cane. Il cane mi guarda con aria di sfida. I ragazzi si fermano a duecento metri. Forse vogliono controllare di non aver bucato. Forse vogliono mettermi in salvo. Ma non lo fanno.

Io rimango lì con quello che da quel momento chiameremo Rambo. Rambo continua a fissarmi dicendomi che se volevo provare i suoi denti aguzzi avrei solo dovuto chiederlo. Io tiro dritto. Poi mi fermo e mi giro. Rambo mi stava seguendo. Io lo guardo. Lui mi guarda e poi guarda dalla parte opposta della strada. Mi guarda ancora e poi guarda ancora dalla parte opposta della strada. Mioddio temo di essere finita in un incubo. In una scena che a loop avrei vissuto in eterno.

Così penso che il primo ad aver dato alle strade di quella zona il nome di “Connemara Loop”, deve per forza aver fatto la conoscenza di Rambo. Mi giro e lui è ancora lì che mi controlla. Ho la calzamaglia penso, e potrei essere un pasto molto tenero per lui. Ora conosco il suo segreto. Non può lasciarmi vivere.

Faccio altri dieci passi quando mi imbatto nel Brucaliffo che mi chiede chi sia IO. Santo Cielo! Sono ancora nel mio sogno e non mi sono mai svegliata, ecco la verità!

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Pensavo a questo quando, all’improvviso, da un arcobaleno perfetto sono scesi gli Orsetti del Cuore e mi hanno salvata dalle grinfie del lupo cattivo.
Alle sette in punto sono rientrata nel B&B.

Questa casa è piena di orologi a pendolo. Appena ho messo piede in casa hanno suonato tutti in coro. Nemmeno loro ormai credevano più che ce l’avrei fatta a tornare sana e salva da quel sogno.

A presto.

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