Andavo ai cento all’ora…


Ore 10, Bologna, via del Pratello.
Anche oggi hai viaggiato. Ma è stato un viaggio breve.
I tuoi 400 passi contro i loro 20 KM.
La tua immutata voglia di saccottino al cioccolato, contro il loro esistenziale bisogno di vincere o di esserci. La tua voglia di osservare attraverso una fotografia gli osservatori casuali, contro il bisogno di presenziare espresso dagli anziani impegnati nel servizio di segnalazione-percorso, o dagli osservatori di professione: gli umarells.
Oggi hai viaggiato. Ma è stato un viaggio breve.
Sei stata, in fondo, l’umarell degli umarells alla mezza-maratona di Bologna.
La UniCredit RunTune Up.

La tua voglia di colazione domenicale al bar, quello con le paste buone per cui devi camminare un po’ di più, ti ha spinta davanti ad un’immagine: quella che si trova sulle magliette vendute a Camden Town (Londra), quella che prende spunto dalla sequenza evolutiva che va dalla scimmia all’uomo e la reinterpreta in chiave ironica.

Ecco, il tuo viaggio ha incontrato la loro sfida.

I primi che hai incontrato sono stati i sovra-umani, probabilmente etiopi o kenioti. Pochi, anzi pochissimi. La solitudine dei numeri primi. I primi che, nella società in un giorno feriale, probabilmente si troveranno ad essere gli ultimi. Oggi no. Oggi sono l’esempio dei sovraumani. Corrono in silenzio. C’è poco da guardare. Vanno in fretta e riesci solo ad apprezzare il rumore perfetto dei loro passi sul lastricato della via.Poi arrivano quelli bravi. Quelli che sono sopra la media, ma che non stanno insieme ai numeri primi. I più frustrati della corsa. Quelli che riceveranno i complimenti degli amici, quelli che saranno festeggiati dai parenti con un pranzo sulla terrazza, come nelle pubblicità della pasta fatta in casa o dei sughi pronti. Quelli che, in fondo, rimarranno perennemente insoddisfatti della propria prestazione. Glielo leggi sul volto. Corrono anch’essi in silenzio, ma a differenza dei primi, si trovano spesso a controllare il proprio cronometro da polso. La loro sfida più importante da vincere, è evidente, è quella con la propria ombra. 

Ed eccoli arrivare. Loro. La maggioranza. Alcuni hanno qualche ombra al seguito, altri no. Prima di vederli li senti. Per loro la corsa è un mezzo per socializzare. Li senti parlare di progetti per capodanno, di cibo, di tutto, ma non di una cosa: non del traguardo. Non badano al cronometro e i loro abiti sono meno tecnici di coloro che li precedono. E’ molto facile identificarsi in loro, ma nessuno di questi ti dirà mai la verità sul motivo per cui si trova lì.

Infine ci sono loro. Gli ultimi. I veri campioni. Quelli che Km dopo Km hanno perso terreno. Hanno la bava alla bocca. Non emettono suoni e sono sparpagliati. Non possono godere dei benefici di correre in un gruppo. Hanno lo sguardo triste e chissà se gli danno fastidio i tuoi occhi puntati sulla loro fatica. Ma tu non puoi sviare. Ammiri la loro forza disumana di procedere nonostante tutto. Nonostante sia evidente a tutti che siano gli ultimi. Non riesci nemmeno a fotografarli per via della soggezione che provi.

Hanno dei corpi non atletici. Colori paonazzi. Le loro motivazioni non sono poi così diverse da quelle che ti portano a fare un pellegrinaggio a Medjugorje. O almeno così li vedi tu. Immersi nei loro pensieri, senza sosta. Le macchine hanno ripreso a circolare e gli ultimi vengono schivati senza ossequio. Come se la città urlasse “fate ridere!” ad ogni metro.

Un motivo sopra tutti li configura però al pari degli eroi: arrivati all’incrocio devono subire pure gli incoraggiamenti degli umarells. Sì, ancora gli umarells che, con la superiorità propria di coloro a cui ormai non può più essere lanciata una sfida, riuscirebbero ad innervosire anche una serpentina di hare krishna.

Il tuo viaggio sta per finire e prima di tornare a casa fai tappa al supermercato. Ed è proprio lì che ti viene chiarito l’ultimo interrogativo della mattinata: quello relativo all’alta percentuale femminile tra gli umarell. Mentre facevi la fila per pagare, una donna barbuta (per davvero) si lamentava con la cassiera di aver atteso invano per più di mezz’ora il passaggio di Gianni Morandi tra i corridori. Beata gioventù!! 

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5 thoughts on “Andavo ai cento all’ora…

  1. Avevo notato anch’io il parallelismo delle nostre domeniche…riusciró mai a farti fare il salto della transenna, e correre con me? So che in Emilia Romagna siete cintura nera di podismo domenicale! ;o)

  2. Ho apprezzato molto il tuo articolo, io sono tra quelli che vengono definiti “la maggioranza”. Sono alla seconda esperienza in RTU (la prima è stata un mezzo disastro, quest’anno me la sono cavata egregiamente, pur non essendo una professionista). Beh, io se vuoi la mia VERA motivazione te la do: solo ed esclusivamente la gioia di esserci!! Ciao Simona

    • Grazie Simona! Un umarell competente potrebbe unire le mani dietro la schiena, spostare lo sguardo a 3/4 inclinando leggermente la testa, per poi fare un cenno deciso col capo verso l’alto e dire “Guarda che scalata che ha fatto in due anni questa qui con la maglietta viola. Tra altri due ce la troviamo tra “i Bravi”. Poi me lo dirai se ho ragione.”

      • Magari!! D’altra parte se lo dicesse un vero umarell, non si potrebbe far altro se non credergli 😉 Ciao ciao 🙂

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