Un tuffo dove l’acqua è più blu (Connemara 6°giorno)

Devi rimangiarti tutte le cose dette sulla tua assuefazione da caffeina: tutte baggianate!
Per colpa di quella tazza di caffè nero bollente bevuta con il tuo adorato mini pony non hai chiuso occhio fino alle 3. Di nuovo.

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Scendi a fare colazione e questa mattina sei arrivata per ultima. Il viaggiatore solitario in bicicletta ha preso il tuo posto, ma John te ne ha riservato uno migliore davanti a uno spettacolo ancora più divertente: un padre e una figlia di Roma intenti a pianificare il loro viaggio in auto lungo l’Irlanda del Nord fino a Dublino. Alla fine non hai resistito e all’ennesima battuta sei scoppiata a ridere anche tu. Hai così ammesso la tua nazionalità e il fatto che stessi comprendendo ogni loro discorso.

Ci confrontiamo su alcune mete e poi lascio un po’ di spazio al loro stupore nel sapere che avessi prenotato ben cinque notti in quel B&B, che per loro era situato in mezzo al nulla, mentre per me era al centro di tutto il necessario. In quel “nulla” affacciato sull’oceano, infatti, tu ci noti un estremo equilibrio. Non solo, credo che la campagna a picco sul mare rappresenti la perfezione assoluta. Se poi ci aggiungi i mini pony bianchi, potete pure lasciarmi qui per sempre senza interpellare la Sciarelli e i suoi validi collaboratori.

Questione di punti di vista. Di certo, se ci fossi venuta con mio padre, il mio viaggio avrebbe avuto tutt’altra impostazione. E mentre parlate ti viene un po’ di tristezza per non aver mai fatto un viaggio con lui, anche se in realtà la cosa che più rimpiangi sono le telefonate a casa durante i tuoi viaggi da sola, in cui non riusciva a simulare il solito contegno da orso, ma lasciava emergere un sincero entusiasmo misto a sollievo nel sapere che tutto stesse andando bene.

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Sono seduta sugli scogli di questa spiaggia. Oggi ci sono venuta già due volte. Verso ora di pranzo la marea era bassa e le nuvole alte. Un collina con alcuni vitelli al pascolo prende la salita proprio sul mare e ha rappresentato un luogo perfetto per la lettura. Un gruppo di ragazze dal maneggio situato vicino al B&B sono arrivate dopo un’oretta in passeggiata con i pony lungo la riva del mare. La pioggia poi le ha fatte tornare indietro.

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Qui sulla costa atlantica ci sono degli uccelli molto buffi di cui devo verificare il nome e rimediare online delle foto, visto che non si lasciano avvicinare
I fiori selvatici invece si lasciano avvicinare e oggi ho deciso di fare qualche foto, così me la smetto di stupirmi del fatto che qui ai bordi delle strade cresca una tale vegetazione.

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Dopo una pooggia un pochino più convinta, verso le 15 ha iniziato a schiarire e le temperature si sono alzate a circa 18-19℃. La reazione degli autoctoni è stata immediata: tutti in infradito e diretti verso il mare.
Mentre camminavo lungo il vialetto in discesa verso la spiaggia, sono stata superata da una signora sulla cinquantina in accappatoio che, con passo disinvolto, stava percorrendo i 300 metri che separavano casa propria dall’oceano.

Era una situazione bizzarra. Eravamo tecnicamente in campagna ma anche al mare e comunque non era caldo e lei camminava per una stradina deserta in accappatoio bianco e infradito.

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Sono seduta sugli scogli di questa spiaggia e sto facendo asciugare i miei piedi contro la roccia calda. “Calda” credo per una sorta di illusione termica data dal contrasto con l’acqua. Ad ogni modo, ti sei sentita davvero un drago nel momento in cui ti sei immersa, fino a sopra la caviglia, in quell’oceano ghiacciato. Almeno questo è ciò che hai provato per quasi 30 secondi, giusto il tempo di assistere all’arrivo dela signora di prima, al suo levarsi l’accappatoio con un gesto secco che nemmeno Zorro sarebbe in grado di farlo e  infine al suo tuffo eroico seguito da un urlo profondo. Il tempo restante lo hai passato con le braccia dietro la schiena in pieno “umarell style” e i piedi a mollo, pregando tra te e te che non gli venisse un colpo e quindi che non servisse il tuo intervento di salvataggio in quell’oceano ghiacciato.

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Uscita di lì, Lady Frozen ha sentenziato che il tratto vicino al porticciolo è decisamente più caldo di quello.  Chissà, dovrò aver dato l’impressione di una che volesse immergersi seriamente. Figuriamoci, è stato pure il primo giorno in cui mi sono decisa a mettere i pantaloni lunghi! Io le sorrido e le rispondo che in Italia ci sono 35℃. Lei allora mi risponde a sua volta che per lei la nostra estate è troppo calda. Due anni fa è stata a Fermo, nelle Marche, e c’erano troppe zanzare. Non ho avuto il coraggio di ribattere, ero troppo affascinata dai gesti decisi con cui maneggiava quell’accappatoio bianco come la neve. Ci salutiamo.
Io rimango ancora un po’ lì seduta a scaldare i miei piedi contro la roccia.

La marea sale veloce. In Irlanda il sole sembra non scendere mai.

A presto.

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